( dal 1996 ad oggi )

L ’intervento si è svolto all’interno del caravanserraglio chiamato "lunatic asylum". Intervento psichiatrico nel semplice senso che è stato un intervento con persone in "stato alterato di coscienza" che le famiglie giudicavano folli. La richiesta, l’unica espressa con forza, sbrigativamente era: "è aggressivo e distruttivo, va contenuto".

Come impostare un intervento di cooperazione in quel posto, per malati mentali?
Un intervento sostenibile, riproducibile ed efficace?
Un modello per il Somaliland?

L’intuizione, e la nostra fortuna, fu quella di non avere nessuna possibilità di pensare ad una impostazione sanitaria e curativa di nessun tipo, di nessuna scuola ed esperienza. Non c’era uno psichiatra e neppure uno psicologo, e queste figure non c’erano in tutta la Somalia. Ci si è affidati ad una Associazione locale “Gavo”, fatta di ragazzi somali, di buona volontà, loro abbiamo formato, e loro hanno impostato col nostro aiuto, un modello di intervento molto sociale, sostenibile, efficace e riconosciuto dalla popolazione e poi anche dall’autorità competente.


L’intervento è iniziato nel 2001, in una realtà profondamente diversa da Berbera.
Non c’è l’ospedale psichiatrico, ma solo un centro diurno.
In questo centro l’accoglienza è senza regole eccessive, con spazi per le “chiacchierate” e la libertà itinerante di andare e venire. La costituzione dell’ambulatorio e del piccolo reparto poi, nasce dall’esperienza degli interventi nelle case, e da quell’esperienza trae la sua forza e la sua contestualizzazione.

Come da tradizione, anche questo posto ha i suoi anziani, i suoi capi tradizionali. Sono i matti più matti, difensori della diversità, difensori di spazi di ascolto, di sogni descritti con apparenti stereotipie, segnali indelebili e chiari che caratterizzano quello spazio. Il centro è lo spazio della sperimentazione, sperimentazione per una sfida di sogni e di possibilità vitali per menti aperte e profonde che si erano autosospese per lo spavento di aggressioni continue e imponenti. Queste vitalità raccontate, la mattina quando arrivano gli operatori, tutti i giorni ripetute come un mantra, è il terreno del particolare setting psicoterapeutico che ha potenziato e chiarito elementi per un intervento più propriamente terapeutico nel più generale modello riabilitativo.

La Somalia non è soltanto le sue città fluttuanti di persone nomadi, ma soprattutto clan vaganti con i cammelli, villaggi rarefatti e antichi, dove ultimamente, forti delle altre esperienze, ci siamo spinti per conoscere veramente l’origine del disagio psichico, dell’allontanamento del paziente e del possibile ritorno.
http://frlan.org/



Alcuni momenti di GRT in Somalia
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